Il progetto è nato nel 2024, dopo lunga gestazione, allo scopo di investigare modernamente sul problema delle perdite del Fiume Vipacco, cioè le connessioni tra dette perdite e le emergenze delle acque sotterranee carsiche nella parte sud-occidentale del Carso Classico.
Come i cultori della storia della speleologia sanno, un pionieristico esperimento di tracciamento delle perdite del Vipacco fu effettuato nel 1910 da Guido Timeus del Civico Fisicato del Comune di Trieste. All’epoca, si iniettarono 10 kg di cloruro di litio e 50 kg di cloruro di stronzio in un lembo ghiaioso del Vipacco in località Vrtoče/Vertoce (oggi in Slovenia), sulla sponda sinistra in contatto con i calcari del Carso. Cinque giorni dopo i traccianti furono rilevati nei laghi carsici e nelle sorgenti carsiche, compreso il Timavo, presenti alla base dell’altopiano.
Tuttavia, indipendentemente dalle moderne indagini sulle acque sotterranee carsiche dell’area, in particolare mediante monitoraggi, analisi chimiche, isotopiche ed infine tracciamenti, il problema delle perdite citate che andavano ad alimentare l’acquifero carsico non era mai stato nuovamente affrontato.
Finalmente nel 2024, a 114 anni di distanza, il problema è stato oggetto di un progetto organizzato dal Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze dell’Università di Trieste assieme al Laboratorio Speleologico e di Tecniche Fluorimetriche di Farra d’Isonzo (GO) e al dott. Fabio Gemiti. Hanno collaborano il “Geoloski Zavod Slovenije/Servizio Geologico della Slovenia”, il “Servizio Geologico” della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e gli acquedotti “AcegasApsAmga” e “Kraški vodovod Sežana”. Un ruolo importante nei campionamenti e in grotta è stato svolto dagli speleologi del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” (Gorizia), del Gruppo Speleologico Talpe del Carso/Jamarski Klub Kraski Krti (Doberdò del Lago, GO), della Società Adriatica di Speleologia (Trieste) e della Società di Studi Carsici “Lindner” (Ronchi dei Legionari, GO). Questo test di tracciamento è stato oggetto di una nota informativa illustrata al recente Convegno Speleo2025 tenutosi a Gorizia.
Una notevole allocazione di risorse umane e strumentali, oltre che una vasta partecipazione di enti pubblici e privati, ha reso possibile il progetto. In sintesi, il 30 settembre 2024 sono stati iniettati 5 kg di fluoresceina in un punto, in Italia, dove in riva sinistra del Fiume Vipacco (zona di Gabria) erano state evidenziate evidenti perdite nel sottosuolo carsico. Tutte le sorgenti carsiche, alcune acque in grotta e le captazioni dell’acquedotto sloveno di Klarici e di quello italiano del Randaccio, sono state monitorate sia mediante apparecchiature fluorimetriche (talora accoppiate a sonde multiparametriche per l’acquisizione dei parametri fisico-chimici) che mediante un ciclo di campionamenti manuali.
Questo tracciamento ha in indicato collegamenti con diversi output, dal Lago di Doberdò alle sorgenti di Moschenizze Nord e Sablici. Nel corso del tracciamento è però subentrato un significativo evento di piena (portate al Timavo superiori ai 100 m3/s) che ha complicato la fase di campionamento e soprattutto di analisi dei risultati a causa della diluizione del tracciante ed alla torbidità, tanto da non poter verificare l’eventuale connessione delle acque marcate (per esempio con il Timavo).

Per tale ragione è stato progettato un secondo tracciamento (stesso punto di iniezione, stesse uscite o captazioni delle acque carsiche) iniettando nuovamente 5 kg di fluoresceina il 16 settembre 2025.
Questa volta, sfruttando una finestra temporale favorevole data dalle previsioni meteorologiche, il test di tracciamento è avvenuto in regime non influenzato da piogge. Le basse-medie portate alle sorgenti e dei fiumi hanno consentito di realizzare un test di tracciamento che poteva prefigurare un esito interessante. I punti di controllo, da ovest verso est dalle sorgenti del Lago di Doberdò (Italia) ai pozzi di captazione di Klarici (Slovenia) e alle sorgenti del Timavo, sono stati attrezzati con fluorimetri; è stata pure effettuata una raccolta di campioni d’acqua. La situazione meteorologica e dei fiumi è stata seguita giornalmente allo scopo di poter eventualmente intervenire alla bisogna. Questo secondo test, grazie alle buone condizioni meteorologiche ed idrologiche, ha avuto successo. Analisi di laboratorio e monitoraggi hanno confermato i collegamenti ottenuti con il test precedenti e, soprattutto, hanno consentito di appurare pure il collegamento con la Sorgente Sardos e le Risorgive del Timavo. Inoltre, interessanti valutazioni potranno essere ricavate da due ulteriori aspetti con l’occasione appurati: le differenti concentrazioni del tracciante, oltre che ai tempi di risposta, ai vari punti con controllo e monitoraggio, nonché il doppio picco che in corrispondenza di questi si è verificato. Si tratta di elementi nuovi, che dovranno essere oggetto di studio e interpretazione, e che confermano come le ricerche idrogeologiche su un grande e complesso acquifero carsico come quello del Carso Classico, ben dopo oltre un secolo di indagini, pongono sempre nuovi quesiti
