Il “Progetto Acqua Negra” tratta lo studio dell’idrogeologia carsica del bacino del Torrente Foce, affluente di destra del Torrente Arzino, nelle Prealpi Carniche.
La gran parte della ricerca scientifica in campo è stata conclusa, incentrata su un ciclo di monitoraggio dei parametri fisico-chimici alla Risorgiva Acqua Negra e nell’Inghiottitoio dell’Arco Naturale, assieme a misure mensili di portata in situ e campionamenti d’acqua per le analisi chimiche delle principali specie ioniche, cui è seguito, con successo, un test di tracciamento con fluorimetro installato in situ ed accoppiamenti fluocaptori / campionamenti diffusi, iniettando in due punti due sostanze traccianti diverse.

Ora gli sforzi sono focalizzati sugli aspetti conoscitivi e di documentazione della Risorgiva Acqua Negra. Infatti ci sono problemi esplorativi, ed indagini connesse, relativi all’intera struttura della grotta. Lo scopo è, oltre conoscere in modo approfondito questo importante fenomeno carsico sotterraneo, di ottenere dati sulle sue caratteristiche.
Attualmente è in corso l’esplorazione ed il rilevamento del ramo superiore, dove sono stati aggiunti un paio di centinaio di metri di topografia evidenziando probabili prosecuzioni, ciò tenuto conto dell’esistenza di un sifone pensile che non sempre è transitabile e di conseguenza assumendo che le parti più remote sono da affrontare solo durante regimi di magra e condizioni meteorologiche favorevoli. Stesso problema sussiste per il ramo sommerso.
Riguardo la parte subacquea, non semplice in funzione di profondità e lunghezze dei vani sommersi, il progetto si avvale di un team composto da due speleosub di grande capacità ed esperienza: lo sloveno Simon Burja e l’austriaco Günther Faul. Già il 28 giugno 2025 una prima immersione, lungo il pozzo sommerso d’accesso, aveva raggiunto la massima profondità a –77 m sotto il pelo dell’acqua, documentando con topografia e video e rifacendo la sagola-guida.

Il 4 ottobre 2025, sfruttando una previsione meteorologica favorevole, abbiamo nuovamente affrontato il sifone dell’Acqua Negra per proseguire i lavori. Simon Burja e Günther Faul, attrezzati con rebreathers e scooters subacquei, hanno disceso il pozzo sommerso si sono inoltrati nella galleria principale (-70m) esplorando e contemporaneamente topografando in continuo, nonché acquisendo due video, per un tratto di oltre 500 metri. Inconvenienti sulla sagola e su uno scooter hanno consigliato il rientro, tenuto anche conto della lunga decompressione che dovevano affrontare. La temperatura dell’acqua era di 10° e la visibilità di c.a 6 m. La portata, all’uscita del torrente sotterraneo dalla risorgiva è stata stimata attorno 120 L/s. La portata del Torrente Foce, prima della confluenza con l’Acqua Negra, è stata stimata attorno 30-40 L/s.
La squadra di speleologi di appoggio, di cui molti di loro attrezzati con canotti da trasporto e mute stagne e umide, ha dato il suo valido contributo, senza il quale immersioni di questo genere non sono possibili.
Ora, per proseguire bisognerà attendere una stagione migliore poiché le condizioni di temperatura dell’acqua e di portata sono determinanti per il lavoro dei sub. C’è da dire che con queste due prime esplorazioni subacquee, grazie all’accurata topografia e documentazione video, nonché dai dati in generale e dalle osservazioni riportate dai due subacquei, inizia a prendere corpo – con sostanza – la conoscenza di questo importante fenomeno carsico ipogeo delle Prealpi Carniche.

